(Nuclear Blast / Audioglobe)Exodus - Shovel Headed Kill Machine

Copertina Dopo il miglior ritorno possibile con "Tempo of the Damned" per gli Exodus è cominciato l'ennesimo calvario, tra difficoltà e cocci da raccogliere, ma il buon vecchio Holt è riuscito a tenere in piedi la baracca ed evitare il terzo split. Fuori prima Steve Souza, sostituito dallo sconosciuto roadie Rob Dukes, poi Tom Hunting, al suo posto niente meno che Paul Bostaph, e infine il dubbio durato due mesi su Rick Hunolt, che non ha partecipato alle recording session del disco e che è stato poi sostituito da Lee Altus (Heathen). Registrato integralmente, per quanto riguarda le chitarre, da Gary Holt, questo "Shovel Headed Kill Machine" trovava scettico il sottoscritto, da sempre patito indemoniato degli Exodus; senza più l'H-Team ed un cantante personale quale il buon Zetro, che ne sarebbe stato di loro? Beh, non starò a menarla molto, e vi dico subito che mi sono sbagliato. Oh, se mi sono sbagliato. "Shovel Headed Kill Machine" è l'album più incazzato, bastardo e maledettamente figlio di puttana che gli Exodus abbiano mai registrato. E la cosa che più stupisce è che... suona fottutamente Exodus! Rob Dukes è il perfetto connubio tra Baloff e Souza, e del secondo ne ricorda le parti urlate di "Tempo of the Damned"; certo più anonimo dei suoi illustri predecessori, ma il buon Rob spicca per la carica di violenza, per l'aggressività e per la spontaneità del suo cantanto. Bostaph, così come fu con gli Slayer, riesce ad integrarsi alla perfezione nel tipico sound Exodus e pur rubando qua e là allo stile inconfondibile di Hunting, riesce a dire qualcosa di personale, specialmente nell'uso della doppiacassa, mai così presente nei dischi precedenti. A livello di song, "Shovel Headed Kill Machine" offre quanto di più bastardo Gary Holt abbia mai composto, e nel complesso suona molto più compatto e ortodosso del suo predecessore. Se qualcuno aveva storto il naso per il refrain di "War is my Sheppard" o per "Throwing Down", sappia che in questo disco non ci sono concessioni moderne, ma solo Thrash con la "t" maiuscola, tanto da richiamare alle volte gli Slayer di un tempo ("44 Magnum Opus" su tutte). Un brano come "Karma's Messenger" è tra le cose migliori che Holt abbia mai scritto; lo stesso si può dire per una "Going Going Gone" (certo però che Zetro qui sarebbe stato perfetto) o per la spiazzante apertura affidata a "Raze". "E' un album veramente superlativo, che non ha rivali nell'ultimo decennio e che spazza ogni dubbio sullo stato di salute della band di San Francisco. Più aggressivo, più omogeno, compatto e distruttivo di "Tempo", questo "Shovel Headed Kill Machine" non sarà il disco thrash del 2005. Ma quello degli anni '00, come diremo un giorno. Difficile, molto difficile far meglio.

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Genere: Thrash / Speed Metal
Anno di uscita: 2005
Durata: non disponibile
Tracklist:

  1. RAZE
  2. DEATHAMPHETAMINE
  3. KARMA'S MESSENGER
  4. SHUDDER TO THINK
  5. I AM ABOMINATION
  6. ALTERED BOY
  7. GOING GOING GONE
  8. NOW THY DEATH DAY COME
  9. 44 MAGNUM OPUS
  10. SHOVEL HEADED KILL MACHINE

Line up:

  • Gary Holt: guitars
  • Paul Bostaph: drums
  • Jack Gibson: bass
  • Rob Dukes: vocals

Voto medio utenti: Nessun voto

10
Recensione a cura di
Lorenzo 'Txt' Testa
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