(Frontiers / Frontiers)Bowes & Morley - Mo's Barbecue

Copertina Emicrania da eccesso di headbangin' ? Principio di paresi facciale causata da "espressione truce ad ogni costo"? Depressione post-"grungiarola"? Laringite da high pitch vocals? Niente paura, gli esimi luminari Dott. Daniel Bowes e Dott. Luke Morley, con la loro equipe, sono qui per voi ed hanno la cura adatta! Una terapia basata su massicce dosi di funky, soul, pop e un pizzico di sano rock' n' roll. E non pensiate che la materia sia affrontata con sufficienza e senza la necessaria dovizia: le riletture dei classici "Living for the city" (Stevie Wonder), "Why did you do it" (successo degli Stretch), "Come together in the morning" (Free) e "I can't stand the rain" (Ann Peebles), sono, per esempio, decisamente eccellenti. Mi ricordavo dei signori Bowes & Morley come fondatori dei Thunder, una buona band britannica di hard-blues (con i Bad Company nel cuore), che con il loro debutto "Backstreet symphony" del 1990 (nel quale era presente una cover del classico hit "Gimme some lovin'" dello Spencer Davis Group - forse avvisaglia di quello che sarebbe avvenuto in seguito e dei gusti musicali dei nostri artisti) avevano sfornato una piccola gemma di questo genere musicale e "fatto il botto" dal punto di vista delle vendite. In seguito, a dire la verità li avevo un po' persi di vista, ma la loro discografia elenca un discreto numero di altri lavori tra studio, raccolte e live vari. Nel 2001, poi, Luke Morley pubblica un disco tutto suo, "El gringo loco", per arrivare al primo platter sotto il monicker Bowes & Morley del 2002 intitolato "Moving shifting along" già permeato da influenze rhythm'n blues, fino a questo "Mo's Barbecue". In quest'album si respira un po' un'atmosfera simile a quella descritta in films come "The Commitments" di Alan Parker o "The Blues Brothers" di John Landis, due must assoluti della cinematografia dove convivono ironia e buona musica. Il brano d'apertura "Desire" vi catapulterà immediatamente nella situazione sopra citata, con una ricca sezione di fiati in bella evidenza; "On a day like today" presenta sonorità latine con un bel assolo di tromba (?!?) supportato dal piano; "Since I left her" è una soul ballad caratterizzata da un ispirato guitar solo e "Illogical" è un'ottima ballata acustica. "How could you" è una traccia di puro funky con la struttura chitarra / basso tipica del genere, caratterizzata inoltre dai significativi vocalizzi di Tara Mcdonald. Da segnalare in tutto il cd la grande prestazione vocale di Bowes sempre molto emozionale, decisamente a suo agio anche in questo genere musicale. Certo gli episodi più funky sembrano essere più adatti ai fan della Motown piuttosto che a quelli della Century Media, in quanto, vi ripeto non c'è traccia in questo lavoro di suoni che siano riconducibili al metal o all'hard rock, ma vi assicuro (a parte gli episodi più "zuccherosi"), che questo disco può essere un buon diversivo per disintossicarsi da screaming vocals, l'incedere ossianico di un basso o assalti di batteria in doppia cassa. Quindi, se siete di "larghe vedute musicali" (metallari con i paraocchi astenersi, please !) e le sonorità descritte non vi scatenano coliche renali o attacchi diabetici, i piatti cucinati sul barbecue di Mo potranno ritemprarvi e preparare le vostre orecchie a nuovi tour de force.

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Genere: Hard / Rock / AOR / Glam
Anno di uscita: 2004
Durata: 52 min.
Tracklist:

  1. DESIRE
  2. LIVING FOR THE CITY
  3. ON A DAY LIKE TODAY
  4. WHY DID YOU DO IT
  5. SINCE I LEFT HER
  6. COME TOGETHER IN THE MORNING
  7. WAITING FOR THE SKY TO FALL
  8. ILLOGICAL
  9. HOW COULD YOU ?
  10. THAT'S NOT LOVE
  11. I CAN'T STAND THE RAIN

Line up:

  • Daniel Bowes: lead, backing vocals, worrying
  • Luke Morley: guitars, percussions, backing vox
  • Chris Childs: bass, dancing
  • Mario Goossens: drums
  • Mark Taylor: piano, organ, all keyboards
  • Ben Gant: trumpet
  • Martine Robertson: sax
  • Ian Moffat: trombone
  • TJ Davies: backing vocals
  • Angela Murrell: backing vocals
  • Tara McDonald: additional vocals

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6,5
Recensione a cura di
Marco Aimasso
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