
L'amore per la natura e per la propria terra, la gioia di vivere, la passione sfrenata per gli alcolici e un certo tipo di odio nei confronti del Cristianesimo (responsabile dell'abbandono dei culti pagani) sono solo alcune delle tematiche che hanno caratterizzato la nascita e lo sviluppo del Folk Metal. Un genere talmente ampio e diversificato da richiedere un'analisi profonda e complessa per comprenderne le numerose sfaccettature a livello concettuale e musicale.
Fin dalle origini questa corrente è stata divisa in due filoni che condividono alcune caratteristiche di fondo, pur risultando molto diversi fra loro: il folk derivato dal metal classico e quello generato a partire dal metal estremo. Capostipiti del primo approccio furono gli inglesi
Skyclad che sperimentarono l'introduzione del violino come accompagnamento alla loro musica heavy e alle liriche che mantenevano una vena ironicamente politica, del tutto originale. Nella vicina Irlanda li seguirono in breve tempo
Cruachan e
Primordial, che accompagnarono ai racconti storici un'influenza fantasy legata alle leggende delle loro terre.
Dall'altro lato fu la Scandinavia ad ispirare la nascita della parte più estrema del movimento:
Enslaved e
Einherjer ampliarono il discorso aperto dai
Bathory, rendendo il nascente stile viking ancora più legato a tematiche pagane, pur mantenendo una solida base metal. A partire dalla metà degli anni Novanta una miriade di gruppi decise di abbracciare questo genere, portando ognuno la propria esperienza e originando tutta una serie di commistioni che resero il Folk Metal ancora più eterogeneo. I norvegesi
Ulver furono forse il caso più clamoroso di unione tra black e folk, prima con l'inserimento di originali canti 'a cappella' su una base estrema, poi addirittura con un album completamente acustico. Altri gruppi appartenenti all'area black norvegese (
Windir,
Satyricon) studiarono un approccio con melodie folkeggianti create dalle chitarre, ispirate spesso e volentieri a motivi tradizionali.
Oltre ai gruppi più seri e impegnati, presero piede alla fine della scorsa decade tutta una serie di band più allegre e scanzonate, dedite al consumo smodato di alcool e a una specie di anticristianesimo davvero grottesco. Tra tutte ricordiamo gli originali padri del troll metal, i finlandesi
Finntroll, e i loro cloni norvegesi
Trollfest. I primi importarono anche uno stile tradizionale di musica (l'
humppa, una sorta di polka) accompagnata dalla fisarmonica, che è diventato in breve tempo il loro marchio di fabbrica. Altri, i
Korpiklaani, scelsero di puntare su un numero maggiore di influenze acustiche e su un'immagine campagnola e bucolica molto particolare. Ulteriori divagazioni hanno introdotto tematiche legate al fantastico mondo di Tolkien, o gloriose apologie dei propri paesi che hanno portato anche ad accuse di nazionalsocialismo (come nel caso degli estoni
Lumsk, o dei lituani
Skyforger).
Una sottocorrente sviluppatasi prevalentemente in Germania ha visto negli anni scorsi l'unione di potenti ritmiche metal (alla Rammstein, potremmo dire) con tutta una serie di strumenti medievali e con risultati variabili tra il pacchiano e il molto interessante. Ricordiamo, tra gli altri,
In Extremo,
Subway To Sally e
Tanzwut.