Burzum update: Varg temeva per la sua vita

La polizia norvegese ha ricostruito i dettagli della fuga di Varg. Tutto è iniziato alle 16:30 del 26 ottobre, quando una famiglia di tre persone che si trovava a bordo della propria auto lungo la vallata conosciuta come Numedal in Buskerud County, è stata fermata da un autostoppista che chiedeva soccorso, che si è poi rivelato essere Varg. Il musicista, con una pistola, avrebbe poi costretto la famiglia a scendere dalla macchina, per poi allontanarsi a bordo del veicolo ad alta velocità.

“Hanno raccontato di essere stati minacciati con una pistola – ha dichiarato il portavoce della polizia norvegese Knut Svalheim – e di essere stati costretti a lasciare il veicolo all’evaso.”

Nessun arma da fuoco è stata rinvenuta nel veicolo rubato da Vikernes, contrariamente alle aspettative della polizia che, sapendo l’uomo armato, aveva inviato sulle sue tracce cinque volanti con poliziotti armati. (cliccando sui tre link correlati a fine pagina potete vedere la successione fotografica dell'arresto). Nel veicolo è stato però trovato un coltello, ma non è ancora chiaro se appartenga a Varg o alla famiglia proprietaria del veicolo.

A breve le autorità decideranno se rispedire Vikernes nel carcere di bassa sicurezza Berg, a Tønsberg, dove era stato trasferito da un mese e dove il cancello principale non è chiuso a chiave, oppure ritrasferirlo in uno di massima sicurezza.

Nel frattempo la madre del musicista, Helene Bore, ha rivelato il contenuto di una lettera lasciatale dal figlio il sabato, durante la sua visita prima della fuga. Nella lettera il musicista spiegava come, dopo l’articolo del 15 ottobre apparso sul giornale Tønsbergs Blad (in cui si rimarcava la pericolosità del detenuto, ripercorrendone le “gesta” e criticandone il trasferimento in un carcere di minima sicurezza), sentisse in pericolo la sua vita, e raccontava di aver subito un tentativo di strangolamento da un altro detenuto a pochi pochi giorni dalla pubblicazione dell'articolo.

“Quando ho letto quella lettera – ha dichiarato la madre Helene Bore – ho capito perché lui abbia tentato di fuggire. Non poteva parlare con le guardie di quell’ episodio, perché aveva paura che lo rimandassero in una cella chiusa a chiave, temeva per la sua vita...”

Come molti già sanno, nonostante la condanna a 21 anni di reclusione, mancavano solo due anni alla scarcerazione di Varg, dopo i 9 trascorsi e tutti gli “sconti” del caso dovuti a buona condotta et simili. Questo darebbe forza alla tesi di mamma Grishnack, appoggiata anche dalla statistica che indica come rarissimi i casi di fuga dai carceri di minima sicurezza (proprio per il breve periodo che separa il detenuto dalla libertà “ufficiale”). In ogni caso pare che dopo i fatti di questi giorni la pena ancora da scontare salirà di altri quattro anni.

Ma non è finita qui: il caso di Vikernes verrà discusso nei prossimi giorni dal Stortinget, il Parlamento Norvegese, per valutare la revisione della legge sui benefici ai carcerati nelle prigioni di minima sicurezza, e sull’opportunità del far uscire i detenuti dalle prigioni quando la fine della pena è vicina (mmm... ora sì che gli altri carcerati potrebbero innervosirsi..., nda).
Un esponente dell’opposizione ha già chiesto la modifica della legge.


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Pubblicata il: 27 ottobre 2003
Fonte: non disponibile

Notizia segnalata da
Cristiano Borchi